DENUNCIATA: Ministro Lamorgese alla Direzione Nazionale Antimafia da Italia Sovrana.

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Italia Sovrana il Popolo al primo posto, in persona del suono Segretario Politico Nazionale, Andrea Caputo, a maggior ragione oggi, rivendica la volontà di compiere gli atti/fatti politici che mirano a far venire alla luce le nefandezze di interi apparati “amministrativi”, che di amministrazione della cosa pubblica, quella vera, proprio non ne vogliono sapere !

E, tanto, poiché è del 31.3-1.4-2022, la pec che il sottoscritto avvocato, ha indirizzato alle massime autorità giudiziarie Italiane, in testa quelle dell’antimafia nazionale delle Procure di Salerno e Cosenza, in uno alle Corti di Giustizia Europee, e non per ultimo, al Presidente del Senato della Repubblica Italiana, competente a giudicare sulla messa in stato d’accusa del Ministro dell’Interno Lamorgese, che, il 14 aprile 2021, avrebbe sottoscritto il decreto (pubblicato – sulla Gazzetta Ufficiale n.98 del 24 aprile 2021- non invece notificato il 27.4.2021, come verbalizzato nella delibera consiliare del Comune di Cosenza, n. 17, del 28.6.2021) di “ESAME ED APPROVAZIONE DELL’IPOTESI DI BILANCIO STABILMENTE RIEQUILIBRATO 2020-2022, AI SENSI DELL’ART. 259 DEL TUEL” approvato dal medeaimo Comune di Cosenza, con deliberato consiliare n. 33, del 5.8.2020.

Ebbene, al di là del fatto che il Ministro Lamorgese, nell’immediato, avrà modo di spiegare (l’inspiegabile !, e proprio quanto giammai spiegato al sottoscritto avvocato e, da oggi stesso, all’Autorità Giudiziaria formalmente investita ex art. 96, cost., nelle “forme” di cui alla l. cost. n. 1/1989) se, nella fattispecie, il detto decreto 14.4.2021 sia stato solo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e non notificato al Comune di Cosenza; ciò che implicherebbe la descritta “irreperibilità” dell’atto medesimo sul web non eliminerebbe comunque quanto esattamente “confessato” a pag. 2 della delibera consiliare n. 17 del 28.6.2021 (cfr. all. 14), allorquando, un’intera “classe dirigente” si è fatta beffa dei diritti del Popolo, pensando anche di poterla fare franca, viste proprio le ampie “funzioni di copertura” su cui ha sfacciatamente dichiarato di poter contare !

Vale a dire, che a prescindere anche della stessa esistenza del decreto ministeriale in parola (di cui all’art. 261 TUEL), resterebbe, comunque, il fatto che il Comune di Cosenza avrebbe approvato l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato senza prima approvare il rendiconto 2019, ovvero, senza proprio conoscere l’ammontare dei debiti (fuori bilancio) cui “programmare” di far fronte !

Tanto, perché, il Comune di Cosenza avrebbe approvato (ormai il condizionale è d’obbligo anche se le carte questo dicono !) il bilancio di esercizio con deliberazione consiliare n. 17, del 28.6.2021, mentre quello consolidato, sempre relativo all’annualità 2019, con deliberazione n. 52, del 14.12.2021 !

E ciò, nonostante i rilievi e le raccomandazioni dei revisori dei conti comunali, di cui al parere n. 20 del 24.6.2021, come pure si legge pag. 4 della relazione del 10.12.2021 : “impossibilità di verificare l’esatto ammontare dei debiti fuori bilancio alla data del 31.12.2019; b) impossibilità di quantificazione del contenzioso potenziale; c) necessità di una oculata programmazione del fabbisogno del personale; d) necessità di intervenire: 1) nel processo di riscossione dei tributi implementando decisamente la lotta all’evasione e all’elusione fiscale; 2) nella tempestività della emissione dei ruoli e delle liste di carico, avendo specifica cura di non far decorrere i termini di decadenza e prescrizione dei relativi tributi; e) monitorare costantemente l’entità dei residui attivi e passivi.” (cfr. all. 13)” !
In soldoni, “una macelleria sociale”, che il Ministro Lamorgese non ha proprio voluto evitare, mettendo opportunamente mano alla procedura di scioglimento del Consiglio Comunale di Cosenza, di cui all’art. 141 TUEL (omessa non una ma diverse volte), non fosse altro che è giusto che tutti paghino le tasse “contribuendo”, ma è pure sacrosanto diritto di chi paga le tasse, specificamente assolvendo al proprio dovere di “contribuire”, vedersi restituita la propria fiducia nelle Istituzioni, pretendendo, per l’appunto, che le Istituzioni funzionino davvero.

Valga, quindi, ribadire che già prima della dichiarazione dello stato pandemico sars-cov-19, del 31.1.2020, è stato sicuramente omesso lo scioglimento del Consiglio Comunale di Cosenza, ex artt. 141 TUEL, cosi come pure è stato certamente omesso lo scioglimento della Regione Calabria, ex artt. 126 e 119 cost., per il dissesto generato dalla spesa sanitaria, così come favorito proprio dalla falsità dei bilanci adottati dal Comune di Cosenza, che la Regione Calabria ha, a tutt’oggi, sicuramente omesso di controllare, ex artt. 126, 130 e 133 TUEL.

E ciò, nonostante proprio l’applicazione dell’art. 126 cost. dovesse risultare doverosa (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 196 del 5 giugno 2003 e n. 68 del 26 febbraio 2010), ovvero, senza alcun margine di discrezionalità di richiesta del Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, ex artt. 51, l. 10.2.1953, n. 62, e specificamente in relazione alla disciplina di cui all’art. 17 della legge delega n. 42, del 5.5.2009, a mente del quale: “tra i casi di grave violazione di legge di cui all’art. 126, primo comma, della Costituzione, rientrano le attività che abbiano causato un grave dissesto nelle finanze regionali” e, ciò, a maggior ragione, se osservata anche soltanto l’istanza ex art. 252 tuel (depositata dal sottoscritto avvocato per la Curia Cosentina presso la Commissione di Liquidazione del Comune di Cosenza), vista anche l’evidente inosservanza del controllo regionale (chissà su quanti “dissestati” comuni calabresi, e sicuramente sul Comune di Cosenza) di cui al comma 8, art. 7, l.r. n. 21/1990, esattamente come contestato al Ministro Lamorgese, da ultimo, con pec a firma del sottoscritto avvocato, del 9.9.2021, allorquando, pur senza ottenere nuovamente alcuna risposta, ci si preoccupava di rifermare che doveva considerarsi semplicemente aberrante che qualcuno stesse provando a far sottoscrivere allo Stato Vaticano le falsità dello Stato Italiano !

Non v’è, quindi, chi più non possa vedere che è necessario che si “formi” una classe dirigente dal basso, onde proprio lenire le ferite inferte all’articolazione dell’apparato statale dall’assenza di classe dirigente, ovvero, dal vuoto che la fatica della classe dirigente ancora esistente vuole riempire per affermarsi e, giustamente, affermare l’importanza del ritorno a quella classe dirigente che si occupa della cosa pubblica senza utilizzarla per i propri comodi !

Allora, non possiamo che rimanere in attesa degli ulteriori sviluppi, consapevoli di aver fatto leva sulle nostre forze, il coraggio della dignità, i sacrifici anche di chi ci è stato e sta affianco, per quella sana “follia” “di poter presto rivendicare l’orgoglio di appartenere ad uno Stato che ha dimostrato di essere efficiente in questa complicata Terra di Calabria, con l’auspicio di non morire disperato, avendo sperato troppo” !

“Il tempo è grazia e pienezza. Andare oltre i luoghi non è il risultato della casualità individuale ma della condivisione di un fine: la storia è un percorso verso il compimento. Se ci muoviamo come popolo, se andiamo avanti insieme, la nostra esistenza evidenzierà questo significato e questa pienezza”.

Restiamo, cioè, in attesa che si autorizzi l’accusa nei confronti e a carico del Ministro Lamorgese, visto che il bene-essere di tutti passa per la verità, che il Popolo ormai vuole conoscere nella sua interezza, sapendo di poter ancora contare nell’esistenza e nell’effettività di uno Stato.

Saluti.

Per Italia Sovrana il popolo al Primo Posto

Avv. Rocco Piergiorgio Maria Lo Duca (referente di Cosenza)

Denuncia

Direzione Nazionale Antimafia
Al Sig. Procuratore
Cafiero de Raho Dott. Federico
dirigente.dna@giustiziacert.it
dda.procura.salerno@giustiziacert.it
segreteriapenale.dda.procura.catanzaro@giustiziacert.it

e

Presidenza del Senato della Repubblica
Alla Sig.ra Casellati Avv. Maria Elisabetta Alberti
amministrazione@pec.senato.it

e

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
webmaster@echr.coe.int

Corte di giustizia dell’Unione europea
ECJ.Registry@curia.europa.eu

e p.c.

Stato Vaticano
Al Pontefice
Sua Santità Papa Francesco
c/o
Arcivescovo Metropolita
Arcidiocesi Cosenza -Bisignano
S.E. Mons. Francescantonio Nolè
arcidiocesics@altapec.it
av@pccs.va

Egregi Procuratori,
io qui sottoscritto, avv. Rocco Piergiorgio Maria Lo Duca, del Foro di Cosenza – tessera C.O.A. n. 2010000385 – anche in nome e per conto di Italia Sovrana il Popolo al primo posto, in persona del Segretario Politico Nazionale, Sig. Andrea Caputo – cod. fisc. CPTNDR70T19F839Q – faccio seguito a tutti i miei precedenti interventi, da aversi, di seguito, integralmente riportati e trascritti e, con la presente, per formalizzare opposizione, ex art. 410 c.p.p., all’archiviazione del proc. pen. iscritto presso la Procura di Cosenza al n. 4318/2020 di r.g.n.r., mod. 44, onde siano perseguite tutte le ipotesi di reato collegate alla conclamata falsità del bilancio comunale della Città di Cosenza, sin dall’anno 2007, nonché, contestuale espressa richiesta di azione penale a carico e nei confronti del Ministro degli Interni Lamorgese, ex art. 96 cost. e, dunque, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 6 della legge costituzionale n. 1. del 16.1.1989, a mente del quale “1. I rapporti, i referti e le denunzie concernenti i reati indicati dall’articolo 96 della Costituzione sono presentati o inviati al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio. 2. Il procuratore della Repubblica, omessa ogni indagine, entro il termine di quindici giorni, trasmette con le sue richieste gli atti relativi al collegio di cui al successivo articolo 7, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati.”.
Tanto, perché, ingiustamente, con provvedimento prot. n. 0066414 del 15/07/2020, la Prefettura di Cosenza, “su espressa disposizione del competente Ministero dell’Interno”, comunicava l’archiviazione della richiesta di annullamento straordinario di atti contabili del comune di Cosenza, ex art. 138 del decreto legislativo 267/2000 (di cui alla pec del sottoscritto avvocato del 27.6.2019, identificativo messaggio : opec292.20190627161252.07083.422.1.65pec.aruba.it), con l’apodittica motivazione (in ciclostile Consiglio di Stato !) “invero, il superiore Ufficio, nel caso di specie, ha ritenuto non sussistenti le condizioni per l’applicazione alla fattispecie prospettata dell’istituto dell’annullamento straordinario ex art. 138 del Decreto Legislativo 267/2000 che, come è noto, non potendosi fondare sulla semplice constatazione della mera illegittimità dell’atto, trova la sua ragione d’essere nell’obbligo di assicurare il mantenimento dell’unità di indirizzo politico amministrativo, nel quadro di unità ed indivisibilità della Repubblica” (cfr. all. PEC-15.7.2020-ID-57BA3C3C-84B9-DC65-82C4-2633190A592C@cert.interno.it).
E tanto, poiché, sin qui, non è stata esercitata l’azione penale e, di conseguenza, a tutt’oggi, non hanno trovato riscontro le ragioni legittimamente protestate presso la Procura della Repubblica di Cosenza, sin dall’1.4.2019, con pec identificativo messaggio : opec2891.20190401115806.12068.453.1.65@pec.aruba.it (cfr. all. 1), da ultimo, con pec del 10.12.2021, identificativo messaggio : opec296.20211210105642.02079.56.1.65@pec.aruba.it (cfr. all. 2), così come presso il Comune di Cosenza, sin dall’11.10.2018, con pec identificativo messaggio : opec288.20181011162429.14869.228.2.69@pec.aruba.it (cfr. all. 1, pec 1.4.2019), da ultimo, con pec del 9.12.2021, identificativo messaggio : opec296.20211209182746.21158.905.1.62@pec.aruba.it (cfr. all. 3), e del 22.3.2022, identificativo messaggio : opec297.20220322120005.26687.633.2.63pec.aruba.it (cfr. all. 4).
Eppure, a tutt’oggi, secondo scienza e coscienza, il sottoscritto avvocato non si è certamente risparmiato finanche di fornire ampia, chiara e circostanziata prova documentale e deduzione giuridica della falsità del bilancio del Comune di Cosenza, esattamente come pure protestato dinanzi alle diverse Autorità Giudiziarie Italiane e Europee in indirizzo, non escluse quelle contabili locali e nazionali e, in particolare, in data 30.9.2020, anche alla Regione Calabria (cfr. all. 5, pec 30.9.2020, identificativo messaggio : opec292.20200930123213.18556.419.2.68@pec.aruba.it, in formato pdf, comprensiva della documentazione ivi allegata e del depositato presso la Procura di Cosenza in data 2.10.2020), allorquando, per l’appunto, pur senza mai ottenere alcuna risposta, si richiedeva “… l’esercizio del potere di controllo preventivo di legittimità, in via necessaria, “sui bilanci annuali e pluriennali e relative variazioni, adottate o ratificate dal Consiglio” del Comune di Cosenza, di cui ai combinati disposti degli artt. 126, 130 e 133 T.U.E.L., sin qui omesso a partire dall’anno 2007 e, comprovatamene, dal deliberato consiliare n. 16 del 27.3.2017 e sino al n. 33 del 5.8.2020, così come alle istanze di ammissione alla massa passiva del dissesto del Comune di Cosenza, ex art. 252 TUEL, inviate alla Commissione di Liquidazione del medesimo Comune …”, non senza giustamente lamentare che (quale atto ritorsivo per le legittime denunce !) nei programmi delle opere pubbliche del Comune di Cosenza nemmeno risultava più la “programmazione” della realizzazione della strada di lottizzazione di cui al Piano Particolareggiato Muoio (delibera consiliare n. 37 del 29.7.2003, attuazione P.R.G delibera consiliare n. 48 del 16.9.1994, in ragione del quale privati cittadini hanno provatamente e precisamente versato ogni e qualsiasi onere richiesto dal Comune di Cosenza (cfr. all. 23), come già detto, esattamente quanto oggetto di nuova richiesta all’indirizzo del Comune di Cosenza il 22.3.2022), mentre, invece, si evidenziava, altresì, precisamente, che “… il progetto (codice CUP: F88B18000030005), da ultimo, è stato inserito nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche 2020/2022, approvato con delibera di Giunta n. 60 del 30.6.2020, e riapprovato, unitamente all’elenco dei lavori 2020 e al relativo DUP, con la citata delibera consiliare n. 33 del 5.8.2020, e sempre, anche senza comunicare alcunché alla Diocesi di Cosenza – Bisignano, dunque, anche in violazione della l.r. della Calabria 12 aprile 1990, n. 21 …”, ossia, che veniva eliminato un progetto “fattibile”, “per permettere che risultasse finanziato” solo l’latro progetto “fattibile”, con “forza di legge”, garantita dalle “pubbliche funzioni” in parola, ma senza alcuna copertura costituzionale, quando, come nella fattispecie, si è in presenza di un agire illecito rinvenibile in una sequenza davvero impressionante di numerosi atti amministrativi e di alta amministrazione volutamente sviati dalle precipue finalità dell’interesse generale, che giammai risulta e/o dovrebbe risultare in contrasto con i più “elementari” diritti soggetti, poiché, peraltro non vi può essere giustificazione alcuna alla colpevole omissione della realizzazione di un’opera pubblica dovuta a chi ha osservato la legge e proprio versato quanto dovuto all’amministrazione omettente.
E in data 30.9.2020, il sottoscritto non mancava nemmeno di evidenziare che il bilancio del Comune di Cosenza era stato falsificato “… onde proprio persino permettere al Comune di Cosenza l’adesione al “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, approvato con DPCM del 25/05/2016” …”.
E, tanto, è vero, non solo perché la Giunta comunale, nella delibera n. 26, del 29.8.2016, attesta falsamente che due Parrocchie della periferia cittadina si sarebbero “impegnate” con il Comune di Cosenza, per due milioni di euro ciascuno, per “finanziare” la realizzazione di opere che nemmeno “valgono” quattro milioni di euro (cfr. all. 6, delibera n. 26, del 29.8.2016), quanto pure, proprio perché l’esistenza del credito della Curia cosentina è stato persino accertato dalla Commissione di liquidazione, anche se “NON INDICATO IN RICHIESTA” (cfr. all. 7, pec del 23.11.2020, identificativo messaggio : opec293.20201123091307.22617.211.1.69@pec.aruba.it) !
E ciò, unitamente al rilievo dei doveri della Commissione di Liquidazione del Comune di Cosenza di cui alle attribuzioni, ex commi 4 e 5 dell’art. 252 TUEL, (posto che, ex comma 2 stessa disposizione di legge, “la nomina dell’organo straordinario di liquidazione è disposta con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno”), si provvedeva a contestare (anche) al Ministro dell’Interno Lamorgese, da ultimo, con pec del 9.9.2021 – come in precedenza anche il 7.10.2020, cfr. all. 24 PEC-7.10.2020-ID-opec292.20201007214631.32614.952.1.68@pec.aruba.it-, identificativo messaggio: opec2951.20210909120107.19750.186.2.68@pec.aruba.it (cfr. all. 8), allorquando, pur senza ottenere nuovamente alcuna risposta, ci si preoccupava di rifermare che doveva considerarsi semplicemente aberrante che qualcuno stesse provando a far sottoscrivere allo Stato Vaticano le falsità dello Stato Italiano.
E che dire del fatto che, in violazione dell’art. 261 TUEL, il Ministero degli Interni, avrebbe invece approvato il bilancio stabilmente riequilibrato di cui al deliberato del Consiglio Comunale di Cosenza n. 33, del 5.8.2020, avente ad oggetto proprio “ESAME ED APPROVAZIONE DELL’IPOTESI DI BILANCIO STABILMENTE RIEQUILIBRATO 2020-2022, AI SENSI DELL’ART. 259 DEL TUEL” (cfr. all. 9, delibera n. 33, del 5.8.2020).
Mentre, per l’appunto, basterà leggere la delibera del Consiglio Comunale di Cosenza n. 52, del 14.12.2021, avente ad oggetto “Approvazione del bilancio consolidato 2019”, per comprendere che il detto deliberato n. 33, del 5.8.2020 ne è presupposto, esattamente, al contrario di come prescrive la disciplina vigente, e che il Ministero degli Interni ha, sin qui, gravemente omesso di proporre, anche d’ufficio, l’annullamento di conclamati falsi deliberati di Giunta e Consiglio, nonché, proprio lo scioglimento del Comune di Cosenza, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 141 TUEL, da ultimo, per il mancato rispetto dei termini di approvazione del bilancio consolidato in parola, di cui all’art. 151 TUEL, differito al 30 novembre 2020, ex, comma 1, art. 110, d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito in l. 17 luglio 2020, n. 77. (cfr. all. 10, delibera n. 52, del 14.12.2021).
Tant’è, e non è normale che la Commissione di Liquidazione del Comune di Cosenza non abbia ancora nemmeno fornito alcuna risposta alla’istanza ex art. 252 TUEL (cfr. all. 5, pec 30.9.2020), sarà per questo motivo che proprio non si riesce a leggere cosa riportano le pagg. 96 e 97 del Documento Unico di programmazione 2021/2023, di cui alla delibera consiliare n. 57, del 9.12.2021 “Esame ed approvazione del bilancio di previsione 2021/2023, del Documento Unico di Programmazione e dei relativi allegati” (cfr. all. 11), se non il fatto che si tratta del “Programma triennale delle opere pubbliche” e proprio della “Tabella 24: Programma triennale delle opere pubbliche”, di cui si è pure nuovamente dotato il Comune di Cosenza approvando il bilancio preventivo 2021/2023 (cfr. all. n. 12).
Ma se è vero, com’è vero, che consultando il link del portale comunale “Amministrazione Trasparente” (https://cosenza.etrasparenza.it/archivio29_bilanci_0_4908_731_1.html) al comune cittadino non è dato di poter leggere quali opere pubbliche il Comune di Cosenza intende effettivamente realizzare nel triennio 2021/2023, un occhio poco più attento non può non leggere che, “con certezza, il fatto” “si ricollega con l’art. 164, comma 3, del TUEL: “In sede di predisposizione del bilancio di previsione annuale il consiglio dell’ente assicura idoneo finanziamento agli impegni pluriennali assunti nel corso degli esercizi precedenti” e, dunque, che la strada di lottizzazione in parola semplicemente non esiste, ossia non è ancora nel programma delle opere pubbliche comunali, così come, nella realtà, non esiste più il citato comma 3 all’art. 164 TUEL di cui al testo previgente del medesimo art. 164, sostituito dall’art. 74, d.lgs. 23.06.2011, n. 118, come inserito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. 10.08.2014, n. 126, con decorrenza dal 12.09.2014 (cfr. all. 11, l’incipit di pag. 31 del nuovo DUP 2021/2023)
Nulla da fare allora, cambiano le amministrazioni (la terza/quarta), si avvicendano le giunte, si rinnova il consiglio (per metà), a Cosenza, del resto, come dappertutto, “si parla una sola lingua”, eppure sembrerebbe finanche che ci si parli addosso, di modo che quelle opere pubbliche, seppur per legge dovute alla cittadinanza, non si realizzino mai, se non a condizione che “si parli tutti la stessa lingua” !
Ma ciò non sorprende più chi ha fatto l’abitudine a sacrificare i propri affetti, non tanto e, magari, non solo per non “piegarsi”, quanto, piuttosto, per quella sana “follia” “di poter presto rivendicare l’orgoglio di appartenere ad uno Stato che ha dimostrato di essere efficiente in questa complicata Terra di Calabria, con l’auspicio di non morire disperato, avendo sperato troppo” !
E, dunque, come non evidenziare quanto riportato a pag. 4 della “RELAZIONE DELL’ORGANO DI REVISIONE SULLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE CONSILIARE E SULLO SCHEMA DI BILANCIO CONSOLIDATO 2019”, ove si leggono i rilievi e le raccomandazioni dei revisori dei conti comunali, di cui al parere dai medesimi rilasciato per l’approvazione del rendiconto della gestione per l’esercizio 2019, poi avvenuta con deliberazione consiliare n. 17 del 28.6.2021, e espressamente: “impossibilità di verificare l’esatto ammontare dei debiti fuori bilancio alla data del 31.12.2019; b) impossibilità di quantificazione del contenzioso potenziale; c) necessità di una oculata programmazione del fabbisogno del personale; d) necessità di intervenire: 1) nel processo di riscossione dei tributi implementando decisamente la lotta all’evasione e all’elusione fiscale; 2) nella tempestività della emissione dei ruoli e delle liste di carico, avendo specifica cura di non far decorrere i termini di decadenza e prescrizione dei relativi tributi; e) monitorare costantemente l’entità dei residui attivi e passivi.” (cfr. all. 13).
E che dire del fatto che anche la deliberazione consiliare n. 17 del 28.6.2021 “Approvazione del Rendiconto della gestione per l’esercizio finanziario 2019 (art. 227 TUEL e ss.)” ha sforato i termini di approvazione dell’esercizio 2019 e che, dunque, come prevede il comma 2 bis dell’art. 227 TUEL “in caso di mancata approvazione del rendiconto di gestione entro il termine del 30 aprile dell’anno successivo, si applica la procedura prevista dal comma 2 dell’articolo 141” (cfr. all. 14), a maggior regione, se si verifichi che “contestualmente al rendiconto, l’ente approva il rendiconto consolidato, comprensivo dei risultati degli eventuali organismi strumentali secondo le modalità previste dall’art. 11, commi 8 e 9, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni”, come prescrive il comma 2-ter. del medesimo art. 227 TUEL, che non può certo dirsi osservato “con” delibera consiliare n. 52, del 14.12.2021.
E, quindi, come non rilevare che a pag. 4 della detta delibera consiliare n. 17 del 28.6.2021 si legge “CHE con decreto del Ministero dell’Interno 0070611, del 14 aprile 2021, notificato il 27.4.2021, è stato approvato, ai sensi dell’art. 261 del TUEL, la predetta Ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato per gli anni 2020/2022” !
Ebbene, l’unico decreto del Ministero dell’Interno reperibile dal web è effettivamente datato 14 aprile 2021, ma è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.98 del 24 aprile 2021, e non è certamente quello “notificato” e indicato in delibera (perché relativo ad un riparto parziale per l’importo di 82,5 milioni di euro, per l’anno 2021, del Fondo istituito presso il Ministero dell’interno, per il ristoro in favore dei comuni delle minori entrate derivanti dall’esonero, dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021, dal pagamento del canone unico) e, soprattutto, andrebbe letto in uno al Rapporto 2021 sulle attività della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali di cui all’art. 261 TUEL, secondo il quale la Commissione che istruisce l’ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato “formula eventuali rilievi o richieste istruttorie, cui l’ente locale fornisce risposta entro sessanta giorni” (cfr. all.ti 15) !
Si verifichi, per l’appunto, che l’ “irreperibilità” del decreto “garantisce o garantiva tutti”, proprio come “confessato” a pag. 2 della delibera consiliare n. 17 del 28.6.2021 (cfr. all. 14), allorquando, un’intera “classe dirigente” si è fatta beffa dei diritti del Popolo, pensando anche di poterla fare franca, viste proprio le ampie “funzioni di copertura” su cui sfacciatamente dichiara di poter contare !
Ma a prescindere anche della stessa esistenza del decreto ministeriale in parola (di cui all’art. 261 TUEL), sia logico chiedersi su quali basi il Comune di Cosenza avrebbe approvato l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato senza prima approvare il rendiconto 2019, ovvero senza proprio conoscere l’ammontare dei debiti (fuori bilancio) ?
Valga, quindi, ribadire che già prima della dichiarazione dello stato pandemico sars-cov-19, del 31.1.2020, è stato sicuramente omesso lo scioglimento del Consiglio Comunale di Cosenza, ex artt. 141 TUEL, cosi come pure è stato certamente omesso lo scioglimento della Regione Calabria, ex artt. 126 e 119 cost., per il dissesto generato dalla spesa sanitaria, così come favorito proprio dalla falsità dei bilanci adottati dal Comune di Cosenza che la Regione Calabria ha, a tutt’oggi, sicuramente omesso di controllare, ex artt. 126, 130 e 133 TUEL.
E ciò, nonostante proprio l’applicazione dell’art. 126 cost. dovesse risultare doverosa (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 196 del 5 giugno 2003 e n. 68 del 26 febbraio 2010), ovvero, senza alcun margine di discrezionalità di richiesta del Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, ex artt. 51, l. 10.2.1953, n. 62, e specificamente in relazione alla disciplina di cui all’art. 17 della legge delega n. 42, del 5.5.2009, a mente del quale: “tra i casi di grave violazione di legge di cui all’art. 126, primo comma, della Costituzione, rientrano le attività che abbiano causato un grave dissesto nelle finanze regionali” e, ciò, a maggior ragione, se osservata anche soltanto l’istanza ex art. 252 tuel (depositata per la Curia Cosentina presso la Commissione di Liquidazione del Comune di Cosenza), vista anche l’evidente inosservanza del controllo regionale (chissà su quanti “dissestati” comuni calabresi, e sicuramente sul Comune di Cosenza) di cui al comma 8, art. 7, l.r. n. 21/1990, a mente del quale “Nel caso di inosservanza da parte dei Comuni della presente legge, l’organo di controllo, su impulso del Presidente della Regione e/o dei soggetti indicati nell’articolo 1, provvede a mente dell’art. 34 della legge 5 agosto 1992, n. 12 …”, come, si ripete, testualmente contestato al Ministro Lamorgese, da ultimo, con pec a firma del sottoscritto avvocato, del 9.9.2021 (cfr. all. 8).
Di conseguenza, non può non anche evidenziarsi come ugualmente al Ministro degli Interni, anche i pubblici ufficiali interpellati, e proprio investiti dei gravissimi fatti ampiamente rappresentati, hanno, sin qui, evidentemente omesso (nell’esercizio della “pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”), a tutti i livelli, anche elettivi, locali e nazionali dell’apparato statale, quanto meno, l’obbligo della comunicazione della notizia di reato (cfr. all.ti dal 15 al 19) !
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Pertanto, ai sensi dell’art. 410 c.p.p., si richiede, voglia al più presto fissarsi l’udienza di comparizione delle parti in Camera di consiglio, per la discussione in ordine alla richiesta di archiviazione del proc. pen. r.g.n.r. n. 4318/2020, mod. 44 (Sost. Proc. Farro – cfr. all.ti 20 e 21, PEC-6.12.2021-ID- 0C7E7B30-9D5C-4DA6-46DD-E762B64B06C7telecompost.it), ovvero, non senza nuovamente insistere affinché l’adita Autorità Giudiziaria voglia accertate tutte le condotte penalmente rilevanti sin qui comprovatamente denunciate, quelle commissive, come quelle mediante omissione, e punire tutti gli autori morali e materiali delle stesse, determinandosi con assoluta solerzia per l’azione penale nei confronti di tutti coloro i quali, anche in concorso tra loro e nell’esercizio abusivo di cariche (elettive e non elettive) e funzioni pubbliche, si sono resi colpevoli di numerosi abusi d’ufficio, anche nella forma dell’omissione degli atti d’ufficio, hanno falsificato e/o concorso a falsificare atti muniti dell’efficacia della pubblica fede, ovvero, hanno omesso di accertarne e dichiararne la falsità, così come hanno distratto l’utilizzo del denaro pubblico, finalizzandone l’impiego per altro rispetto a quanto previsto dal vincolo di spesa legale, hanno cioè attivamente e/o passivamente agevolato e/o semplicemente permesso la commissione e/o la reiterazione dei numerosi reati, sin qui, ampiamente denunciati e esattamente comprovati nella loro materiale esistenza che, a tutt’oggi, continuano a determinare anche una pesante compromissione delle più elementari regole di pacifica convivenza civile, in uno al sistematico deteriorarsi della fiducia nell’operato di tutte le Istituzioni della Repubblica Italiana e, dunque, al grave venir meno d’ogni e qualsiasi forma di rispetto del sottostante contratto sociale.
Onde poter sollecitamente ottenere la dovuta Giustizia (Giusta con i “forti” !), si richiede, quindi, al contempo, l’esercizio dell’azione penale nei confronti del Ministro Degli Interni, Luciana Lamorgese – cod. fisc. LMRLCN73P51G942N -, con i relativi provvedimenti cautelari a carico di tutti i corresponsabili delle descritte condotte penali, che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 96 Cost. “anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica”, secondo quanto dispone la legge costituzionale n. 1. del 16.1.1989, e posto che, ai sensi e per gli effetti del terzo comma dell’art. 9 di tale legge costituzionale “L’assemblea si riunisce entro sessanta giorni dalla data in cui gli atti sono pervenuti al Presidente della Camera competente e può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”, provatamente non rinvenibile nella richiamata motivazione del provvedimento della Prefettura di Cosenza, prot. n. 0066414 del 15/07/2020, “su espressa disposizione del competente Ministero dell’Interno”, poiché, dall’esame coordinato e logico degli atti sin’ora prodotti e degli incontrovertibili fatti esposti, già risulta acclarato l’evidentemente contrasto di tale motivazione con la Carta Costituzionale posta a fondamento della Repubblica italiana ove, per l’appunto, allo stato, non è e non può essere attribuito rango costituzionale a qualsiasi disciplina “emergenziale” illecita, prima ancora che “fonte” di confusi, disarticolati e sbilanciati poteri territoriali, non conformi al rispetto delle autonomie territoriali, e proprio all’unità giuridica ed economica e la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, così come rinvenibili nei provvedimenti che il Ministero degli Interni, nelle sue articolazioni territoriali, ha permesso fossero adottati dal Consiglio Comunale della Città di Cosenza e, successivamente, dal Consiglio della Regione Calabria, in violazione di legge, anche costituzionale e, più specificamente, dapprima, proprio negando la giusta applicazione dell’art. 138 TUEL, di modo poi potesse anche omettersi di provvedere alle incombenze di cui all’art. 141 TUEL, ovverosia, contestualmente omettendo la formulazione della richiesta di scioglimento del Consiglio Comunale detto (che risulta essere nell’esclusiva disponibilità dell’esercizio delle funzioni del Ministro degli Interni), specificamente al fine di permettere e proprio favorire le omissioni dei controlli dei bilanci comunali cui la Regione Calabria avrebbe dovuto e non ha provveduto, ex artt. 126, 130 e 133 TUEL, ovverosia, per il tramite del Commissario di Governo e cioè, ex art. 10, comma 11, l. 5.6.2003, n. 131, del Prefetto di Catanzaro, che ai sensi del comma 1, lett. b. e comma 2, lett. b dell’art. 130, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, designa, rispettivamente, il membro effettivo e il membro supplente che compongono “il comitato regionale di controllo e ogni sua eventuale sezione”, “per l’esercizio del controllo di legittimità”, così come pure recita il comma 1 dell’art. 128 T.U.E.L.
Invero, le predette evidenti colpevoli omissioni del controllo del bilancio comunale e dell’operato del Consiglio della Città di Cosenza hanno permesso e favorito anche l’omissione dei dovuti controlli del bilancio della Regione Calabria e dell’operato del Consiglio Regionale, onde proprio determinare l’omissione dello scioglimento del Consiglio Regionale Calabrese, artt. 126 e 119 cost., come detto sopra, nel caso di “dissesto nelle finanze regionali”, senza alcun margine di discrezionalità di richiesta del Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, ex artt. 51, l. 10.2.1953, n. 62, e ciò, proprio, onde favorire anche l’omissione di qualsiasi controllo della spesa sanitaria e/o di altra spesa pubblica del Comune di Cosenza e della Regione Calabria, così garantendo l’impunità di tutti gli autori morali e materiali che si sono resi rei, anche in concorso tra loro, di numerose condotte penali commissive e mediante omissione, non per ultimo, in ragione di quanto prevedono gli ultimi due commi dell’art. 119 Cost. (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e) le Regioni “Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.”; e ciò, in una parola, determinando una generale “impossibilità di tenere in ordine la stessa contabilità statale”, permettendo e proprio favorendo una gravissima omissione dei controlli dei conti pubblici e, dunque, che lo stesso bilancio del Paese venisse alterato e, in definitiva, falsificato nelle sue risultanze.
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Si richiede inoltre, ex art. 412 c.p.p., l’avocazione delle indagini del procedimento penale iscritto dalla Procura presso il Tribunale di Catanzaro al n. r.g.n.r. 1430/2021 (cfr. all. 22, PEC-17.12.2021-ID-00BC0B5B-D81E-0F66-5807-B29FEBF9E45C@telecompost.it).
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Tanto si è richiesto e dedotto al fine dell’accertamento della verità e le conseguenze di legge in ordine alle quali, per il tramite del sottoscritto difensore, tutte le parti offese rappresentate e difese riservano la costituzione di parte civile per l’accertamento dell’effettivo danno erariale prodotto dalle descritte condotte penali, nonché, la refusione dello stesso danno in favore del Popolo, richiedono, perciò, ex c. 2, art. 408 c.p.p., di essere notiziati nella denegata eventualità di richiesta di archiviazione delle giuste ragioni qui protestate.
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Ci si permette, infine, di osservare che potrebbe farsi maggiore chiarezza in ordine alla contabilità statale dedicando la giusta attenzione al testo dell’art. 52, del d.l. 14 agosto 2020, n. 104, convertito con l. n. 126/2020 – a mente del quale : “Il comma 4 dell’articolo 10 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, è sostituito dal seguente «4. Nei casi in cui il tesoriere è tenuto ad effettuare controlli sui pagamenti, alle variazioni di bilancio, disposte nel rispetto di quanto previsto dai rispettivi ordinamenti finanziari, sono allegati i prospetti di cui all’allegato 8, da trasmettere al tesoriere.».”, posto che basterebbe omettere la trasmissione di un allegato per deresponsabilizzare la tesoreria di un ente locale, come pure potrebbe emergere dalle più opportune indagini !
Distinti saluti.
Avv. Rocco Piergiorgio Maria Lo Duca

2 Commenti

  1. Grazie Piergiorgio, grazie per sapermi rappresentare riesci ad esprimere, a scrivere, a denunciare ciò che’pensoma non riesco a denunciare per vergogna di come stiamo andando le cose in questa nostra Nazione che eravamo da ammirare ed ora siamo da evitare😞
    Grazie Piergiorgio un abbraccio

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